Consumismo contro Decrescita!
Feb 5th, 2008 | By Marco Crocoli | Category: Iniziative
Ho sentito parlare di Decrescita per la prima volta qualche settimana fa grazie alla puntata del podcast di Modus Vivendi intitolata Obiettivo Decrescita. Partendo da questo podcast mi sono trovato a fare alcune riflessioni sulla politica economica attuale e sul significato di tutta una serie di termini, quali: Crescita Economica, Pil e altri che troppo spesso sbagliando per troppa superficialità, ho dato per scontati e acquisiti. Nel tentativo quindi, di accrescere il mio sapere su un argomento fino ad allora sconosciuto, ho finito per condividere a «grandi linee» le motivazioni del Movimento per la Decrescita, termine quello della decrescita caduto in disgrazia negli ultimi decenni in favore della più gettonata locuzione: crescita negativa. Probabilmente perché la società moderna, quella del capitalismo e del consumismo per intenderci, è così ossessivamente incentrata sulla crescita economica da voler vedere ad ogni costo una crescita anche dove non ci può essere arrivando per questo a distorcere la realtà. Società che come fine ultimo e indice del suo benessere ha creato il PIL (Prodotto Interno Lordo) su cui oramai si basa quasi tutto ma che ad una attenta analisi si limita a calcolare il solo valore monetario delle merci, cioè dei prodotti e dei servizi scambiati con denaro. Quindi se da un lato può essere considerato un indice economico, dall'altro non è affatto un indice di benessere. Ma per meglio comprendere ciò, occorre effettuare una distinzione importante tra il concetto di bene e il concetto di merce e per farlo mi avvalgo di un testo scritto da Maurizio Pallante sul portale del Movimento per la decrescita felice, che invito tutti a leggere e da cui ho estratto i passi che ritengo più importanti:
... Il concetto di bene e il concetto di merce non sono equivalenti. Non tutti i beni sono merci e non tutte le merci sono beni. La frutta e la verdura coltivate in un orto familiare per autoconsumo sono beni qualitativamente molto migliori della frutta e della verdura acquistate al supermercato. Ma non passano attraverso una intermediazione mercantile, per cui non sono merci ... Percorrendo un tragitto in automobile si consuma una certa quantità della merce carburante. Quindi si contribuisce alla crescita del prodotto interno lordo. Se per percorrere lo stesso tragitto si trovano intasamenti e si sta in coda, il consumo della merce carburante cresce; di conseguenza, il prodotto interno lordo cresce di più. Ma occorre più tempo per arrivare dove si vuole arrivare, aumentano i disagi e la fatica del viaggio, aumentano le emissioni di anidride carbonica e di inquinanti in atmosfera, i costi individuali e collettivi, ambientali e sociali. La maggior quantità della merce benzina consumata negli intasamenti automobilistici non è un bene.
Lo è però dal punto di vista economico, purtroppo. Alla luce di queste considerazioni si può quindi affermare senza pena di smentite che l'attuale politica economica non tiene affatto conto di una serie di fattori molto importanti come ad esempio quelli relativi alle attività lavorative:
... Sono considerate lavorative soltanto le attività svolte in cambio di denaro. Il concetto di lavoro è stato ridotto al concetto di occupazione ed è stato contestualmente svincolato dal concetto di utilità. Chi produce merci totalmente inutili (per esempio i pupazzi vestiti da Babbo Natale che un numero crescente di poveri di spirito appende alle ringhiere dei balconi da novembre a gennaio) rientra nella categoria degli occupati, dal momento che in cambio della sua attività riceve un reddito monetario con cui può comprare merci e nella duplice veste di produttore e consumatore fa crescere il prodotto interno lordo. Invece le casalinghe, o i superstiti produttori agricoli che dedicano la maggior parte del loro tempo all’autoproduzione di beni limitandosi a scambiare con denaro soltanto le eccedenze, non rientrano nella categoria degli occupati perché non ricavano un reddito monetario dal loro lavoro e non contribuiscono alla crescita del prodotto interno lordo. Pertanto, anche se svolgono attività straordinariamente utili, non sono considerati lavoratori.
E non è tutto:
... Un sistema economico fondato sulla crescita del prodotto interno lordo è innovatore per necessità intrinseca. Per accrescere l’offerta di merci ha bisogno di continue innovazioni di processo finalizzate a incrementare la produttività, cioè le quantità prodotte da ogni occupato nell’unità di tempo. Per accrescere la domanda ha bisogno di continue innovazioni di prodotto finalizzate a rendere obsolete in tempi sempre più brevi le merci acquistate, in modo da abbreviare i tempi di sostituzione ... tutto ciò porta inevitabilmente ... alla produzione di quantità sempre maggiori di rifiuti in tempi sempre più brevi. In termini più generali possiamo dire che l'attuale politica economica è l’applicazione della razionalità a uno scopo irrazionale e ha come risultato finale la devastazione del mondo. La ricerca del nuovo come valore in sé incrementa il consumo di risorse, accresce le varie forme di inquinamento ambientale, toglie alle generazioni future il necessario per vivere, ingigantisce progressivamente le discariche e alimenta con sempre maggiore abbondanza gli inceneritori. Il progresso fondato sui progressi scientifici e tecnologici finalizzati ad accrescere la produzione di merci scandisce le tappe di avvicinamento della specie umana alla rottura degli equilibri fisico-chimici-biologici che ne hanno consentito l’evoluzione e lo sviluppo.
Una cosa è certa. Qualcosa non funziona a dovere. E quel qualcosa siamo noi! Noi consumatori.
... Per arrestare la crescita e trasformarla in decrescita basta ridurre la domanda di merci. Poiché nessuno può obbligare qualcuno a comprare qualcosa, i consumatori hanno nelle loro mani un’arma molto potente, soprattutto in considerazione del fatto che nei paesi industrializzati la crescita dei consumi è ormai sostenuta dall’inutile. ... «Per far crescere l’economia e ridurre la disoccupazione bisogna rilanciare i consumi», sentenziano gli economisti. Buy something, traducono i pubblicitari. Comprate qualcosa. Non importa cosa. All’attuale livello di crescita non si lavora più per produrre qualcosa che serva, ma si deve comprare qualcosa che non serve per poter continuare a produrre.
Sono convinto che prima o poi, la ricerca esasperata di crescita economica produrrà più problemi che benefici e allora la classe dirigenziale che ha preso certe decisioni si dovrà scontrare con il finto benessere di cui già oggi si comincia a vedere gli effetti. Da parte mia posso solo incentivare tutti a leggere il testo integrale di Maurizio Pallante, nella convinzione che la direzione intrapresa dall'attuale sistema politico/economico non sia quella più corretta.



